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Panzanella rivisitata

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La panzanella un classico della cucina estiva e della cucina toscana, esistono varie versione, chi mette la cipolla, chi il sedano, con o senza aglio, la mia, quella che preferisco solitamente è pane cetrioli pomodori aglio basilico olio sale e pepe!

Oggi ho apportato qualche piccola modifica, ho eliminato l’aglio e il basilico, il pane tagliato a dadini e fritto in olio ottenuto dalla spremitura di olive peperoncino curcuma e pepe.

Questo condimento è dell’azienda agricola  Peperita   di Rita Salvadori, ho conosciuto Rita un mese per un progetto di social eating a cui partecipiamo entrambe in ruoli diversi, eravamo a pranzo a casa mia e lei portò i suoi prodotti da abbinare al pasto.

La sua azienda si trova in Toscana a Bibbona, produce peperoncino da 17 anni, solo ed esclusivamente peperoncino, ha oltre 80000 piante e 17 varietà, Rita una vera appassionata ricevette in dono un seme di peperoncino per coltivarlo ed oggi grazie a studi attenti e sperimentazione ha costruito un impero di bellezza e bontà.

Lei è una forza della natura, arrivo’ a casa mia che neppure sapevo ci sarebbe stata e aspettavo per prima un’altra persona, lei salì e mi ritrovai di fronte una persona molto affabile, socievole, disinvolta, dopo dieci minuti mi sembrava fosse in casa da sempre; notevole la sua passione, l’energia con cui racconta dei suoi peperoncini, degli abbinamenti, delle ricette che si possono realizzare, tanti davvero tanti.

Vi consiglio di guardare il sito per scoprire dove trovare i suoi peperoncini, scoprirete un mondo affascinante, molto più ricco e articolato di quanto si possa immaginare, ci sono anche patè, confetture, gli insaporito, tante idee regalo, i kit!

Quanto alla ricetta, diversa, particolare, il mix curcuma peperoncino pepe intenso ma non invadente, insaporisce molto, non ho quasi messo sale, il pane fritto ottimo croccante saporito!

 

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Ingredienti:

per 4 bicchierini

1 cetrioli grande

10-15 pomodori datterini

3 fette di pane

condimento chilisecret (spremitura di olive curcuma pepe peperoncino)

sale

basilico per decorare

 

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1 Tagliate il pane a dadini, in una padella versate due tre cucchiai di olio, quando sarà ben caldo unite il pane e lasciate indorare girando ogni tanto per 3-4 minuti, scolate su un foglio di carta assorbente.

2 Sbucciate il cetriolo e riducetelo a dadini, stessa cosa con i pomodori precedentemente lavati.

3 Assemblate il vostro bicchierino mettendo uno strato di pomodori poi di pane infine di cetrioli, regolate di sale e unite un goccio di olio, decorate con il basilico.

 

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Primi

Risotto alle nocciole melograno e prosecco

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Il Piemonte è una regione che amo molto, c’è tutto, cultura, città splendide, cibo eccezionale, vini è superfluo dirlo, montagne da urlo, cosa vogliamo dire di Langhe, Monferrato e Roero? Mica per nulla patrimonio dell’Unesco.

Solo pensando al cibo potremmo scrivere un capitolo lungo, intenso, corposo, pensiamo alle nocciole, a piatti come la bagna cauda, il cioccolato, gli agnolotti di plin, i brasati, il fritto misto alla piemontese, la toma, e i vini? Barolo, Bonarda, Barbaresco, Nebbiolo, Dolcetto d’Alba, ecc…

Vi propongo una risotto, cremoso come piace a me, con un Prosecco piemontese che regala un sapore particolare, con le nocciole che amo e il melograno che dona freschezza ma anche un punta di acidità.

Inutile dire che potrebbe essere anche un ottimo primo piatto per le vostre tavole natalizie!

Buon week end.

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Ingredienti:

180 gr di riso Carnaroli

brodo di carne o vegetale

2 cucchiaio di burro

50 gr di nocciole spellate

1 cucchiaio di melograno

mezzo bicchiere di prosecco

sale

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1 Scaldate il brodo, come preferite di carne o vegetale.

2 In una casseruola mettete il burro, una volta fuso e quando comincia a sfrigolare aggiungete il riso, tostatelo per un paio di minuti. Unite il bicchiere di prosecco, lasciate sfumare. Regolate di sale.

3 Aggiungete un mestolo abbondante di riso mescolate con un cucchiaio di legno, deve esserci sempre brodo fino al termine di cottura pertanto mescolate di tanto in tanto e controllate che non si asciughi/attacchi, dovrà cuocere circa 18 minuti.

4 Una volta cotto lasciate mantecare con una noce di burro aggiungendo trequarti delle nocciole tritate grossolanamente.

5 Servite e decorate con le restanti nocciole e i chicchi di melograno.

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DOLCI

Cannoli siciliani

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I più attenti o di buona memoria ricorderanno che a inizio anno dissi che le mie sfide culinarie del 2016 sarebbero state: i cannoli, le meringhe e i croissant.

Una eccola, superata alla grande, non nel senso che sono i migliori che abbia mai mangiato (figurati….) ma perchè credevo fossero difficilissimi da fare, mi ero fissata da secoli sul fatto che erano complicati. Avete in mente quando nella vostra testa qualcosa diventa un ostacolo insormontabile poi lo affrontate superandolo senza particolari difficoltà? Ecco, per me i cannoli.

Sono pronta a rifarli e a comprare altri cilindri, ne ho solo dieci, penso che ogni tanto me ne comprerò altri due o tre fino a poterne avere venti/trenta in tutto.

La ricetta della pasta l’ho presa da un ritaglio di una rivista diversi anni fa, in rete ce ne erano tanto alla fine ho optato per quella che avevo, secondo me non è precisa, vi metto le dosi che ho utilizzato aggiungendo un filo d’acqua altrimenti era impossibile amalgamarla.

Buon rientro al lavoro con un cannolo virtuale!

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Ingredienti:

300 gr di farina

1 cucchiaino di cacao amaro

40 gr di zucchero

2 cucchiai di Marsala (io non lo avevo ho usato il Passito)

1 uovo + 1 albume

45 gr di burro

acqua q.b.

400 gr di ricotta di pecora

200 gr di zucchero a velo

50 gr di gocce di cioccolato

olio per friggere (almeno 300/400 ml)

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1 In una ciotola capiente o su un piano di lavoro lavorate la farina, lo zucchero, il cacao, l’uovo intero, il burro fuso, un pizzico di sale e il Marsala, se la pasta non si compatta aggiungete un cucchiaio d’acqua, se necessario un altro, comunque sempre poco alla volta. Quando avrete una pasta liscia e compatta lasciate riposare coperta per un paio d’ore.

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2 Stendete la pasta aiutandovi con un mattarello, deve essere abbastanza sottile, con un coppapasta (o una tazza o altro) formate dei cerchi, circa 8-10 cm, se riuscite ristendete rapidamente la pasta per avere altri cerchi di pasta (se non riuscite friggetela comunque tagliata grossolanamente, cospargetela di zucchero e mangiatela così).

3 Con un pennello ungete i cilindri di olio,  avvolgeteci attorno la pasta, fate aderire le due estremità di pasta con l’albume spennellato, le due estremità si devono leggermente sovrapporre, proseguite fino al termine dei cilindri/pasta.

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4 In una casseruola a sponde alte mettete l’olio a scaldare, una volta ben caldo mettete a cuocere i cilindri, fate in modo che la chiusura sia rivolta verso il fondo della pentola in modo tale che con il calore dell’olio si saldi subito, al contrario potrebbe aprirsi. Devono cuocere 4-5 minuti al massimo, scolateli su un foglio di carta assorbente quando saranno ben dorati.

5 Lasciate intiepidire e sfilate delicatamente il cilindro, bastano dieci minuti di attesa.

6 Preparate il ripieno mescolando la ricotta prima setacciata, con lo zucchero e le gocce di cioccolato, una volta ben amalgamate con un cucchiaino farcite i cannoli.

Son sempre ottimi ma mangiati poco dopo la preparazione o entro qualche ora la cialda rimane croccante, con il passare del tempo si ammoscia.

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Primi

Fregola con cozze zucchine e fiori di zucca

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Se dico fregola dico Sardegna!

Se dico Sardegna penso subito al mare, bello, pulito, con l’acqua cristallina, di mille sfumature nettamente distinguibili, penso alle spiagge bianche o di sassi, selvagge, irregolari, con piccole dune, pezzi di tronchi, piccole pinete.

Penso alla natura, verde, tantissimo verde, perdersi per le colline e vedere molte varietà di piante, fiori, tratti di montagna alternarsi a colline, spesso vista mare; penso a una parlata pazzesca incomprensibile, puoi anche sforzarti ma non capisci comunque nulla, le parole son completamente diverse non hanno assonanze, non vengono cambiate solo alcune lettere.

Se dico Sardegna penso al pesce fresco, buonissimo, realmente fresco, a costi ridicoli se paragonati a Milano, tutti i giorni diverso, grigliate con crostacei, branzini, gamberoni, pasta con le cozze, fritti misti commoventi di calamari, totani,  lo scorfano, l’astice, quel profumo di mare che a tanti non piace.

Penso alle cene che finivano sempre con il mirto, solitamente in giardino, in veranda, su qualche panchina o bar del paese, comunque sempre all’aperto, con quella leggera brezza di fine luglio, piacevole rispetto al sole caldo e intenso della giornata.

Penso ai paesini, scendi dalla macchina e sembrano quasi abbandonati, niente umani in vista ma ci sono e quando ti sentono arrivare piano piano sbucano dalle case, giardini, negozi (spesso pochi), ricordo supermercatini minuscoli con l’essenziale ma sempre con una buona scorta di prodotti sardi, dai dolci alla pasta, fregola e malloreddus in primis, i vini, i formaggi, salumi.

Se dico Sardegna penso a quando e se mai ci tornerò, lo spero.

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Ingredienti:

per due tre persone

150 gr di fregola

2 zucchine medie

una decina di fiori di zucca

100 gr di cozze

mezzo litro di brodo di pesce

1 spicchio di aglio

due cucchiai di olio

peperoncino

sale

 

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1 Preparate il brodo di pesce con vari pesci a piacere, lasciatelo insaporire per un’oretta, tenetelo in caldo.

2 Lavate e spuntate le zucchine, tagliatele a pezzetti, lavate e pulite i fiori, togliete il pistillo.

3 In un’ampia  padella versate l’olio, dopo qualche istante lo spicchio d’aglio e il peperoncino, dopo un minuto aggiungete le verdure, fate cuocere quattro cinque minuti mescolando di tanto in tanto.

4 Unite le cozze già pulite e la fregola, coprite con il brodo, man mano che cuoce sarà necessario aggiungere del brodo, proseguite la cottura per circa 25 minuti, regolate di sale.

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Potete servirla calda o tiepida tipo pasta asciutta oppure se la volete brodosa farla cuocere in una maggiore quantità di brodo.

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Primi

Pasta con acciughe finocchietto e uvetta

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In realtà questa voleva essere una pasta con le sarde ma non le ho trovate così ho preso le acciughe.

Una pasta dal sapore, profumo, colore di Sicilia. Ci son stata tanti anni fa, era il 2003 e me ne innamorai subito.

Un altro mondo rispetto a Milano, per tutto, per l’atmosfera, l’aria, i colori, i ritmi, il costo della vita.

Nei miei ricordi tutto è molto bello, il mare, limpido, pulito, calmo, spiagge con poca gente, una cosa che amo poco del mare (e infatti vado in montagna molto spesso) è la spiaggia affollata, tutti appiccicati, sentire tutto quello che dicono gli altri, non godere mai del silenzio, in Sicilia ricordo giorni in cui c’eravamo noi e le persone più vicine a 40 m.

Ricordo i paesini dove gli anziani sedevano in strada sulle sedie a chiacchierare e giocare a carte e le signore vestite di nero con il velo per coprire il volto; la spesa, con 20 euro tre sacchetti colmi, a Milano dieci anni fa era impensabile come oggi; un gin lemon a 2,5 euro, quando mi dissero il prezzo sbiancai pensando ai 7 euro di allora a Milano.

La bellezza della natura, mare, chilometri di mare poi all’improvviso ti ritrovi in collina fra stradine, sentieri, tanto verde, quei colori intensi che solo l’estate regala con l’intensità del sole; ricordo Cefalù e il suo duomo, le sue stradine, una cena di pesce fantastica, con tremila portate di pesce freschissimo a un costo ridicolo.

Colazioni con la brioche farcita, in spiaggia il baretto con gli arancini che mangiavamo per merenda pronti a tuffarci un istante dopo, a cena dalla zia del mio amico che ci ospitava una vera goduria, pasta alla norma, sarde al beccafico, una crema di cipolle con arrosto che ancora ne sento il profumo, e non parliamo di tutti quei dolcetti alle mandorle divini.

Anche se non ci son le sarde ma le acciughe, questa pasta profuma di Sicilia con tanto finocchietto, le uvette e i pinoli, il pesce fresco.

Spero di tornarci prima o poi.

Preciso che esistono vari tipi di pasta con le sarde/acciughe, ho guardato almeno 20 siti, c’è chi mette il pangrattato chi no, chi aggiunge un po’ di passata di pomodoro chi no, chi la passa in forno chi la fa semplicemente saltare in padella, quale sia la ricetta originale non saprei, chi la conosce non esiti a dirmelo.

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Ingredienti:

per due persone

180 gr di bucatini

200 gr di finocchietto

200 gr di acciughe

1 bustina di zafferano

40 gr di uvetta

40 gr di pinoli

1 cipolla piccola

olio evo

sale

pepe

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1 Spuntate il finocchietto eliminando i gambi, lavatelo e mettetelo a cuocere per dieci minuti in acqua bollente, scolate e conservate l’acqua di cottura per cuocere la pasta (se necessario aggiungete un po’ d’acqua).

2 Pulite le acciughe, con un coltello tagliate la testa poi incidete delicatamente l’acciuga sul lato lungo, togliete le interiora e sfilate la lisca, vi si aprirà a libro.

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3 Ammollate l’uvetta in un po’ d’acqua, affettate la cipolla abbastanza finemente.

4 Prendete un’ampia padella versatevi dell’olio, due tre cucchiai, fate soffriggere la cipolla a fuoco vivo, nel mentre stemperate lo zafferano in un bicchiere d’acqua, unite al composto insieme alle uvette e i pinoli, regolate di sale, cuocete per 7-8 minuti.

5 Unite le acciughe e il finocchietto, cuocete per 3-4 minuti, nel mentre appena l’acqua bolle buttate i bucatini.

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6 Scolate i bucatini, versateli nel condimento della pasta, fate saltare e amalgamare per un paio di minuti spolverando di pepe, servite subito.

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carne

Ragu

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Nella mia infanzia ho mangiato talmente tanto ragu che dopo per anni ne sono stata alla larga e tuttora gradisco ma a piccole dosi e raramente, mia mamma lo preparava molto spesso.

Le origini son romagnole, mia mamma è nata a Roma, io pure ma i miei nonni son romagnoli, regione patria del rugu, della pasta fresca, dei piatti succulenti e abbondanti che si cucinano per ore lentamente sprigionando profumo per tutta casa.

Questa è la versione che ho sempre mangiato, cotto lentamente quasi quattro ore ma ne esistono diverse, non solo in Romagna ma anche nel resto d’Italia, celebre anche quello napoletano, ci son dispute da secoli sul tema, da chi mette carne mista chi solo vitello, chi mette una punta di concentrato, chi la passata, chi mette la mortadella o il salame ecc…..

Per un pranzo ho dovuto prepararne due pentoloni pieni, colmi fino all’orlo, solo in quel momento ho pensato che può essere un bel regalo di Natale, per gli amanti dei sughi generosi senz’altro, un’idea alternativa ai soliti biscotti, preparati, liquori, ecc…tutto ottimo ma cambiare fa sempre bene.

Buon week end, la giornata è densa di impegni e incombenze, prima comincio prima finisco!

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Ingredienti per 1 kg di ragu:

350 gr di macinato di vitello

350 gr di macinato di pollo

300 gr di salsiccia

400 ml di passata di pomodoro

400 gr di soffritto pronto (carote, sedano, cipolle)

1 bicchiere di vino bianco

olio

sale

 

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1 Prendete una casseruola a bordi alti, versate l’olio, siate generosi, lasciate scaldare qualche istante e buttate il soffritto pronto, fate cuocere per qualche minuto.

2 Aggiungete la carne, la salsiccia tagliatela a pezzetti, fatela rosolare a fuoco vivo poi versate il vino, lasciate cuocere cinque minuti poi aggiungete la passata di pomodoro, mescolate bene, coprite, fuoco medio e cuocete per un’ora.

3 Dopo un’oretta mescolate e salate, fate cuocere altre tre ore mescolando ogni tanto.

NOTE: può cuocere anche meno, una cottura più lunga ne esalta il sapore ma se avete fretta  è sufficiente un’ora di cottura.

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Primi

Canederli al Silter

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Giornata splendida di sole in montagna, vado in giro a raccogliere pigne, bacche rosse, rametti di abete, non so bene cosa ci farò ma intanto li utilizzo per questo piatto, ricetta tipica del Trentino Alto Adige, regione confinante con la Lombardia, precisamente con Ponte di Legno dove mi trovo adesso (non solo ovviamente).

Ho voluto unire due prodotti tipici di due regioni vicine, i canederli che vi avevo già proposto in brodo, e il Silter il formaggio più noto della valle Camonica, proprio in questi giorni a Ponte di Legno si sta svolgendo il festival del Silter, da poco gli è stata riconosciuta la DOP, motivo di orgoglio e soddisfazione.

Le foto son tremende, il piatto ovunque mi girassi era tutto un riflesso, in casa è buio nonostante fuori ci sia il sole, ho scattato in giardino dove ogni secondo la luce variava, insomma si poteva fare di meglio, ma qua non ho stoviglie, c’è poca luce in inverno e anche lo spazio è quello che è. Amen.

Buona giornata di mercatini, regali, sciate, passeggiate, mangiate, preparazione dell’albero e quant’altro.

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Ingredienti:

per due persone
300 gr di pane raffermo
180/200 ml di latte
100 gr di speck  a dadini (se preferite in un unica fetta ad affettare)
30 gr di burro
mezza cipolla bianca
1 spicchio di aglio
2 uova
farina 00
40 gr di Silter stagionato grattugiato +per il condimento (quantità a piacere)
sale
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1 Sbattete i tuorli con il latte, spezzettate grossolanamente il pane in una ciotola, versatevi il composto liquido, unite lo spicchio d’aglio tritato, mescolate e fate risposare due ore girando ogni tanto.
2 Sbucciate la cipolla, tritatela finemente, scaldate una padella antiaderente, rosolate lo speck nel burro insieme alla cipolla per una decina di minuti scarsi a fuoco moderato.
3 Unite il soffritto al composto di pane, aggiungete il Silter, regolate di sale,  amalgamate aggiungendo un po’ di farina, poco alla volta, valutate la consistenza, se il composto è ancora troppo bagnato aggiungete altra farina.
Mettete a bollire l’acqua come per la pasta, quando sarà bollente salate, aggiungete delicatamente i canederli cuocete per dieci minuti, scolate con un mestolo forato, conditeli con del burro e un’abbondante spolverata di Silter grattugiato.
Primi

Risotto con Taleggio uva e nocciole

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Siamo in Piemonte, precisamente nelle Langhe, precisamente a Cioccaro di Penango. Due settimane fa, matrimonio di una cara amica, cornice da sogno, fra Cuneo e Asti, terra di colline, vigneti, ottima cucina, panorami mozzafiato, note in tutto il mondo, dal 2014 nominate Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco.

Dico Langhe e subito chi le conosce pensa ai vini, dal Nebbiolo al Barbaresco, dai celebri moscati al Barolo e poi il Dolcetto, il Barbera, parliamo di vini eccellenti! Le nocciole, con quel profumo unico e inconfondibile, il tartufo celebre in tutto il mondo, i formaggi e solo su questo tema potremmo aprire non un capitolo ma un’enciclopedia: Robiola, Toma, Bra, Murazzano ecc….

In Piemonte si mangia e si beve benone (ma in Italia direi ovunque), e così è stato a questo matrimonio dove sono stati esaltati diversi sapori tipici della regione, dai mini bonet con amaretti  ai barattolini di pinzimonio con bagna cauda,  dalla scottona di fassona con salsa al Barbera agli agnolotti di plin, insomma…una goduria!

Ho tentato di riprodurre il risotto, primo tipico del Piemonte,  lì era presentato con il mosto di nocciole, mi son documentata ma non ho trovato molte informazioni su come farlo o dove trovarlo già fatto, ho utilizzato le nocciole al naturale  ma non demordo, le ricerche continuano, prima o poi capirò come prepararlo. Si accettano consigli.

Un piccolo omaggio per una terra splendida e per questa bella coppia che ci ha regalato una bella giornata in un luogo da sogno, e non mi riferisco solo alle Langhe ma anche alla chiesetta della cerimonia e a dove si è svolto il pranzo, un menù eccellente, una bomboniera molto molto carina oltre che utile, un’atmosfera di festa, la bellezza di una sposa felice e bellissima, uno sposo innamorato perso, pronto a gridarlo ai quattro venti con quella simpatia e quel sorriso che subito saltano all’occhio conoscendolo!

Buon week end di sole!

 

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Ingredienti:

per due persone

180 gr di riso Carnaroli

brodo vegetale q.b.

70 gr di Taleggio

50 gr di uva

50 gr di nocciole

olio evo

sale

1 bicchiere di vino bianco

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1 Scaldate il brodo (potete usare anche il brodo di carne), nel frattempo tagliate il formaggio a pezzetti, tritate grossolamente le nocciole e lavate, asciugate l’uva tagliando a metà nel senso della lunghezza.

2 Preparate il risotto, scaldate un paio di cucchiai d’olio, versate il riso e fatelo tostare un paio di minuti, sfumate con il vino bianco, regolate di sale, cominciate ad aggiungere un paio di mestoli di brodo, mescolate con un cucchiaio di legno; proseguite la cottura per circa 18-20 minuti mescolando ogni tanto e aggiungendo brodo per non far asciugare e attaccare il riso.

3 Assaggiate, spegnete e aggiungete il formaggio e trequarti di uva e nocciole, lasciate fondere il formaggio, impiattate, decorate con l’uva e le nocciole restanti.

Non ho aggiunto volutamente ne’burro per mantecare ne’ Parmigiano, potete procedere come preferite. Le dosi di uva, nocciole e formaggio possono variare a seconda dei vostri gusti, potete aggiungerne o diminuire.

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verdure

Pappa al pomodoro

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Con questa ricetta partecipo al contest di Erika del blog La Cuocherellona! Il tema è il benEssere!

Perchè questa ricetta? 1) pochi e semplici ingredienti, di stagione, poveri, tipicamente estivi, 2) ricetta toscana, metà del mio sangue è toscano, un omaggio a una regione splendida, 3) una preparazione semplice che cuoce per poco tempo, realizzata con brodo vegetale, buona tiepida ma anche fredda, perfetta anche il giorno dopo.

Riassumendo: semplicità, origini, stagione e velocità.

La mia idea di benEssere! BenEssere è stare in mezzo al verde, alla natura in generale, che si parli di mare, deserto, bosco, collina o alte vette, respirare aria fresca pura, vivere fra fiori, prati, alberi, piante, acqua, orti, ecc…il lusso di poter pranzare/cenare all’aperto, praticare sport o passeggiare, prendere il sole o leggere, aprire le finestre e vedere una distesa d’acqua o di neve o un prato, insomma vivo a Milano ma non la amo e vorrei vivere in luogo più piccolo con tanto verde.

BenEssere è mangiare di gusto, il più possibile sano (ci si prova, non sempre ci si riesce), di stagione, homemade, in compagnia, in uno spazio accogliente, curato, su una tavola che mette allegria, che invoglia a sedersi, con qualche tocco di colore/calore, fiori, candele, segnaposti ecc…

BenEssere è aprire la mente, essere curiosi, non fermarsi alla prima impressione, al primo impatto ma aver voglia di sapere, scoprire, capire, quindi leggere, andare al cinema, a teatro, viaggiare, informarsi, un concerto, una mostra, una degustazione, una foto, un sito, ecc…

BenEssere è dormire, bene e di gusto, abbastanza, alzarsi riposati, desiderosi di fare, iniziare la giornata; BenEssere è apprezzare le piccole cose, le solite ma anche quelle inaspettate o negative, che sia un mazzo di fiori o la canzone preferita alla radio, una tazza di cioccolata calda o la neve che scende, la tua squadra del cuore che vince o un regalo senza un perchè, non vivere come una tragedia piccoli cambi di programma, imprevisti, un commento di troppo, una battuta infelice.

BenEssere è essere onesti, corretti, leali con gli altri e con se stessi, fare tutto il possibile per sentirsi in pace con se stessi, affermazione che comporta molteplici aspetti come sapere dedicare parole a chi ne ha bisogno, evitare rancori o vendette, ascoltare quando non ne hai voglia o pensare prima di parlare, ecc…., darsi degli obiettivi e perseguirli con umiltà, semplicità, pronti a cadere, rialzarsi, accettare compromessi, fare sacrifici, gioire dei successi, anche se piccoli. BenEssere  non essere troppo duri con se stessi e con gli altri ma anche essere autocritici, saper cambiare, accettare le critiche, essere ironici.

Potrei continuare a lungo, ognuno ha la sua formula, fa i suoi tentativi, persegue obiettivi, conosce se stesso!

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Ingredienti:

1 litro di brodo vegetale (a piacere, carote, cipolle, sedano, cipollotto ecc…)

700 gr di pomodori costoluti+passata

350 gr di pane di segale raffermo

1 spicchio di aglio

olio evo

basilico qualche foglia

1 cucchiaino raso di gomasio

pepe

 

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1 Spezzettate il pane a pezzetti.

2 Lavate e tagliate a pezzetti i pomodori.

3 In una casseruola mettete un paio di cucchiai di olio con lo spicchio d’aglio, aggiungete la passata e i pomodori, cuocete per una decina di minuti, intanto scaldate o tenete in caldo il brodo.

4 Aggiungete il pane, coprite con il brodo, unite il gomasio e qualche foglia di basilico lavata, asciugate e tagliata grossolanamente, cuocete per circa 15 minuti.

5 Lasciate intiepidire, servite decorando con il basilico e una spolverata di pepe.

Esistono parecchie ricette della Pappa al pomodoro, mi sono ispirata alla ricetta di Emanuela modificando alcune piccole cose, ho utilizzato un mix fra passata e pomodori, il pane di segale invece di quello toscano, il gomasio invece del sale integrale, trovate la vostra ricetta preferita.

Con questa ricetta partecipo al contest “un mondo di benessere” di La Cuocherellona

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PIZZOCCHERI e…..BUONA PASQUA!

Siamo in primavera e i pizzoccheri sono un piatto tipicamente invernale, molto ricco, saporito, un piatto unico eccellente, siamo in primavera ma in montagna nevischia e non si può dire sia caldo, anzi.
A casa mia non ci sono tradizioni pasquali particolari, ricette immancabili, grandi classici ecc….e non si può neanche dire che festeggiamo con un pranzo luculliano, ricco di portate, vige un po’ il detto Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.
Ho pensato ai pizzoccheri avendo la farina di grano saraceno e le verze, in montagna ottimo formaggio non manca mai, qualche patata ed eccoli pronti! Devo ammettere che sono fra i miei primi preferiti, se non il mio primo preferito, li ho sempre amati, divorati, preparati e sono perfetti anche  quando ci sono amici a pranzo.
Sono un piatto unico, difficilmente non piacciono, si possono preparare anche ore prima, volendo in mancanza di tempo si possono affettare il giorno prima le patate, le verze e il formaggio, esistono ovviamente già pronti, intendo la pasta, se avanzano sono ottimi anche il giorno dopo!
Per chi non li conosce consiglio vivamente di provarli, rapidamente vista la stagione calda ormai imminente o direttamente il prossimo anno, accompagnati da un buon vino rosso, un caminetto, una tavola imbandita, buona compagnia!
Buona Pasqua!



Ingredienti:


per quattro persone
350 gr di farina di grano saraceno
150 gr di farina 00
100 gr di burro
1 spicchio di aglio
200 gr di patate
200 gr di formaggio (Bitto, Casera o altri)
200 gr di verze
130 gr di parmigiano grattugiato
sale pepe
acqua q.b.


1 Su un piano da lavoro impastate insieme le due farine con un pizzico abbondante di sale,  aiutandovi con dell’acqua, dovrete ottenere una palla compatta e liscia.
2 Infarinate il piano da lavoro e il mattarello, stendete la pasta fine, circa 2-3 millimetri, aiutandovi con il mattarello tagliatele delle strisce di pasta larghe 1 cm e lunghe 6-7 cm, usate un buon coltello.
3 Pelate la patate e tagliatele a tocchetti non troppo grandi, lavate e pulite la verza, tagliatela a striscioline grandi come i pizzoccheri. Tagliate il formaggio a dadini.


4 Mettete  a bollire l’acqua (come per la pasta) in una capiente pentola, unitevi le patate e prima che arrivi a bollore le verze, intanto tagliate a pezzettini il formaggio.
5 Quando l’acqua bolle salatela, buttate i pizzoccheri, mescolate e cuocete per circa una decina scarsa di minuti, mentre cuociono sciogliete il burro con lo spicchio d’aglio direttamente nella pirofila dove scolerete i pizzoccheri.
6 Scolate i pizzoccheri e versateli nella pirofila con il burro e l’aglio, aggiungete i pezzetti di formaggio e il parmigiano, spolverate di pepe, mescolate fino a che il formaggio non si sarà sciolto, servite ben caldi.

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